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SMPTE si è svegliata: gli standard video sono finalmente gratis (e non è un glitch)

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

C’è un momento preciso in cui capisci che il mondo sta andando nella direzione giusta: è quando un’istituzione che solitamente si comporta come un castello medievale decide di abbattere le mura e invitare tutti a cena. Per anni, se eri un ingegnere, un maker che si cimenta con il video streaming o semplicemente un nerd con la curiosità di capire come cavolo faccia un segnale SDI o un protocollo HDR a non collassare su se stesso, la SMPTE (Society of Motion Picture and Television Engineers) era quel muro di gomma fatto di standard tecnici e, soprattutto, di paywall proibitivi. Volevi consultare un documento? Preparati a tirare fuori la carta di credito e a sperare che il tuo budget non pianga. Ma la notizia che sta girando su Hacker News è vera: la SMPTE ha annunciato che l’intero catalogo dei suoi standard è ora accessibile gratuitamente a tutta la community globale. Sì, avete letto bene. Niente più abbonamenti esorbitanti o acquisti singoli che pesano sul portafoglio come un server rack senza ventole. Per chi non mastica il gergo, la SMPTE è quella che decide le regole del gioco per tutto ciò che riguarda l’immagine e l’audio nel mondo professionale. Se il tuo video non ha i colori giusti o se il sync salta, è perché qualcuno ha seguito (o non ha seguito) uno di questi standard. Rendere tutto questo ‘open access’ è una mossa che sposta l’ago della bilancia verso una maggiore interoperabilità. È un po’ come se, dopo anni di guerre tra formati proprietari che ci hanno fatto impazzire, qualcuno decidesse di distribuire gratuitamente le mappe per navigare senza finire contro un muro di incompatibilità. Ovviamente, siamo in Italia e spesso queste decisioni sembrano arrivare da un pianeta diverso, lontano dai nostri uffici e dai nostri budget di ricerca spesso ridicoli. Per noi, che spesso lavoriamo con hardware di recupero o progetti DIY, avere accesso alla documentazione tecnica originale senza dover chiedere il permesso al quartier generale di New York è una manna dal cielo. Non è che domani la nostra rete domestica diventerà una infrastruttura da broadcast professionale, ma la possibilità di studiare il ‘perché’ dietro un protocollo senza barriere economiche è fondamentale. Certo, non è che la SMPTE sia diventata improvvisamente un’amante del software libero o che abbia abbracciato la filosofia open source per puro altruismo. Probabilmente c’è sotto una strategia di posizionamento per rimanere rilevante in un’era dove il cloud e i protocolli web stanno mangiando tutto. Ma onestamente? Non mi interessa il ‘perché’ aziendale. Se la documentazione è libera, la tecnologia avanza. E se la tecnologia avanza, noi abbiamo più cose fighe da smontare, capire e ricostruire. Quindi, andate a farvi un giro su quel sito, scaricate tutto quello che potete e preparatevi a una sessione di lettura che farebbe sembrare un manuale di istruzioni di un microonde una trama di un romanzo di Kafka. Buon debugging! Source: SMPTE Makes Its Standards Freely Accessible

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Plagio 2.0: Quando l’AI trasforma la poesia in scarti industriali

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Se pensavate che il copyright fosse già in crisi con la pirateria classica, preparatevi: siamo entrati nell’era del ‘plagio ottimizzato tramite LLM’. Avete presente ‘The Dictionary of Obltre Sorrows’? Quel progetto meraviglioso di John Koenig che dà un nome a emozioni che proviamo ma per cui non abbiamo parole (come il celebre ‘sonder’)? Ecco, qualcuno ha deciso che era troppo bello per lasciarlo nelle mani di un autore umano e ha provato a farne un ‘reboot’ selvaggio. Un’agenzia di San Francisco, la Qontour, ha tirato su un sito che sembra un tributo ai fan, ma che in realtà è un vero e proprio cavallo di Troia. Hanno preso l’intero libro di Koenig — sì, tutto, dalle prefazioni ai saggi — e lo hanno incollato su un dominio quasi identico all’originale. Ma la parte che fa venire voglia di lanciare il router dalla finestra è come hanno deciso di ‘aggiornarlo’. Le bellissime illustrazioni originali sono state rimpiazzate da immagini generate con DALL-E 2, con tutti i tipici artefatti e le dita deformi che tanto amiamo. Hanno persino aggiunto una feature con GPT-4 per ‘generare i tuoi nuovi dolori’. Praticamente, hanno preso l’anima del progetto e l’hanno passata attraverso un tritacarne algoritmico per vedere cosa usciva fuori. E qui arriva il bello (o il brutto, dipende da quanto odiate il marketing aggressivo). Non si sono limitati a copiare: hanno usato i codici di affiliazione Amazon per guadagnare sulle vendite del libro originale e hanno scritto nel footer che tutto il contenuto generato dagli utenti è in ‘CC Zero’. Una mossa da geni del mal себе: prendono il lavoro altrui, lo mettono nel loro portfolio per farsi belli con i nuovi clienti e cercano pure di riscrivere le regole della proprietà intellettuale mentre lo fanno. La cosa più assurda? Questo sito sta funzionando. Grazie a una strategia di SEO che sfrutta il traffico verso il brand originale, riescono a posizionarsi sopra il vero sito di Koenig. La cosa che fa più rabbia non è solo il furto di contenuti, ma il fatto che questo modello sia terribilmente replicabile. Se domani un’agenzia decidesse di fare lo stesso con un autore locale o con un piccolo progetto indipendente, chi se ne accorgerebbe? Siamo di fronte a una nuova forma di parassitismo digitale: non si tratta solo di copiare, ma di intercettare l’autorità di qualcuno per nutrire il proprio algoritmo. È un pattern che vedremo sempre più spesso, dove l’originalità viene cannibalizzata da automazioni che non creano nulla, ma si limitano a riorganizzare i resti di ciò che è stato fatto con fatica e intenzione. Source: The Wholesale Plagiarism of Obscure Sorrows

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