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OpenAI e il grande rallentamento: quando il CFO deve spegnere il fuoco (e i GPU cluster)

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

C’è una regola non scritta nel mondo del software: se il codice non funziona, aggiungi hardware; se il budget non basta, aggiungi pretese alla board. Le ultime indiscrezioni che arrivano da OpenAI ci dicono che il CFO della big tech non ha molta voglia di vedere la società quotare in borsa nel 2026, proponendo di spostare l’IPO al 2027. E perché questa improvvisa crisi di coscienza? Beh, la risposta è meno ‘magica’ di un prompt di GPT-4: i conti non tornano. Sembra che il quadro dei ricavi non sia esattamente un paradiso terrestre e che la gestione della spesa debba diventare decisamente più oculata prima di presentarsi davanti agli azionisti con la faccia pulita. In pratica, l’idea è quella di frenare un po’ le spese folli per cercare di stabilizzare la situazione. E noi sappiamo tutti cosa significa ‘frenare le spese’ in un’azienda che vive di addestramenti di modelli enormi: meno cluster di H100, meno sprechi, meno hype selvaggio. Dal mio piccolo angolo di mondo, tra un progetto su Godot e la manutenzione di una vecchia CNC, questa notizia mi fa riflettere. Siamo abituati a vedere l’AI come una forza della natura inarrestabile, un’entità che scala verticalmente senza limiti. Ma la realtà è che anche le IA più brillanti devono scontrarsi con la brutale realtà dei costi dell’energia e del silicio. Quando il CFO inizia a parlare di ‘calmare le spese’, sento l’odore di un possibile rallentamento nell’innovazione ‘brute force’. Per noi che amiamo smanettare, il rischio è il solito, vecchio vendor lock-in. Se OpenAI deve stringere la cinghia, la prima cosa che cercherà di fare sarà massimizzare il profitto dai servizi esistenti, rendendo le API ancora più costose o chiuse in ecosistemi sempre più proprietari. È il classico movimento da corporazione: meno libertà per l’utente, più controllo per il bilancio. Speriamo solo che questo ‘ritardo’ non significhi un abbandono della ricerca verso modelli più efficienti e open. Se l’unico modo per sopravvivere finanziariamente è continuare a bruciare miliardi in compute, allora il modello è fallato alla base. Forse, invece di rincorrere l’IPO, dovrebbero investire in algoritmi che girano su una vecchia GPU che abbiamo in garage, piuttosto che su una centrale elettrica dedicata. Restiamo sintonizzati, ma con un occhio critico. La tecnologia deve evolversi, non solo capitalizzare. Source: OpenAI’s CFO Reportedly Wants to Delay the IPO from 2026 to 2027

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Mortal Kombat II: un Fatality o solo un altro glitch nel sistema?

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Scommetto che metà di voi sta ancora cercando di capire come mai quel modulo Arduino si è bruciato durante l’ultimo test sulla CNC, ma lasciate perdere i circuiti per un secondo: c’è un nuovo boss da affrontare. Arrivano notizie dal fronte cinematografico e, non senza un certo scetticismo, si parla ufficialmente di ‘Mortal Kombat II’. Sì, avete letto bene. Dopo un primo film che è stato un po’ come un codice scritto senza commenti e pieno di bug logici — difficile da seguire e con una trama che non regge nemmeno un’interruzione di corrente — i produttori hanno deciso di lanciare un altro round. Il problema non è tanto l’idea di un sequel, quanto l’esecuzione. La situazione attuale è piuttosto nebulosa: i videogiochi originali sono quasi scomparsi dal radar mainstream e il primo film non ha lasciato il segno in modo memorabile. La domanda che dobbiamo porci, tra un render su Blender e una riga di codice in Godot, è: hanno un piano solido o stanno solo cercando di fare ‘cash grab’ sull’hype residuo? Da smanettone, la mia reazione è un mix di scetticismo e una punta di speranza malata. Sappiamo tutti che il franchise di Mortal Kombat è puro cult, fatto di pixel sanguinanti, combo impossibili e un’estetica che oggi definiremmo ‘retro-awesome’. Se decidono di trasformare tutto in un prodotto patinato, privo di mordente e pieno di quel corporate-speak che odiamo, tanto vale non farlo proprio. Vorrei vedere qualcosa che catturi l’essenza del fighting game classico, non una versione levigata per compiacere gli algoritmi di Netflix. Cosa significa per noi? Se il sequel doves piacerci, potremmo finalmente vedere un ritorno di quell’estetica brutale che alimenta anche la nostra passione per il retrocomputing e il modding. Se invece sarà l’ennesima operazione commerciale svuotata di significato, allora torneremo felicemente a giocare ai nostri emulatori e a far finta che il cinema moderno non esista. Speriamo bene, ma non aspettatevi che io compri il biglietto senza aver prima controllato se la trama ha almeno la logica di un buon script Python. Incrociamo le dita, o meglio, speriamo che non ci sia un ‘Game Over’ precoce per questa saga. Source: I Hope ‘Mortal Kombat II’ Knows What It’s Doing

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