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AMD ha appena comprato un chip che ‘scolpisce’ l’AI nel silicio: velocità folle o una trappola mortale?

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Avete presente quando cercate di cambiare un modulo in un PC e vi accorgete che il produttore ha saldato tutto sulla scheda madre solo per fare i fighi? Ecco, AMD ha appena deciso di portare questo concetto a un livello cosmico, ma con l’aggiunta di un po’ di silicio e un sacco di potenza di calcolo. La notizia è questa: AMD ha acquisito Taalas, una startup torontese che ha un approccio all’inferenza AI che definire ‘estremo’ è un eufemismo. Invece di caricare i pesi di un modello in una memoria RAM o HBM (che è il metodo standard, quello che permette ai nostri GPU di essere flessibili), Taalas propone di ‘inciderli’ direttamente nel silicio. Parliamo di MSIC, Model-Specific Integrated Circuits. In pratica, il modello non viene caricato: il modello *è* il chip. I numeri, per chi mastica benchmark, sono da brividi. Le prime demo del chip HC1 hanno fatto girare Llama 3.1 8B a quasi 17.000 token al secondo. Per capirci, è una velocità che fa sembrare le attuali GPU di Nvidia dei vecchi modem 56k che cercano di scaricare un file ISO in formato torrent. L’idea tecnica è affascinante: una parte del chip è dedicata alla memorizzazione permanente dei pesi (mask-ROM), mentre un’altra zona (SRAM) gestisce i dati dinamici come i KV cache e i piccoli adattatori tipo LoRA. Se tutto va bene, AMD potrebbe combinare la potenza bruta dei suoi rack Instinct con questi acceleratori ultra-veloci per creare dei mostri di efficienza capaci di generare testo quasi istantaneamente. Però, fermiamoci un attimo. Non tutto è oro quello che luccica (o che brilla sotto la luce dei laser di litografia). C’è un enorme, enorme ‘ma’. Se incidi i pesi nel silicio, se domani esce un modello nuovo che spacca tutto, il tuo chip è diventato un fermacarte molto costoso. Cambiare il modello richiede un nuovo processo di produzione, un ‘re-spin’ dei chip che, anche se AMD dice sia più economico rispetto a rifare tutto da zero, resta comunque un incubo logistico e finanziario. Qui entriamo nel territorio del pericolo: stiamo parlando di una tecnologia che premia solo chi ha già vinto la partita. È un ecosistema pensato per i giganti che hanno modelli stabili, tipo OpenAI o Meta, che possono permettersi di decidere ‘Ok, questo è il nostro modello per i prossimi sei mesi’. Per il resto del mondo, o per chi ama sperimentare con l’open source e cambiare architettura ogni martedì, questa è una gabbia dorata fatta di silicio. In sintesi: se volete far girare un chatbot che risponde prima ancora che abbiate finito di digitare la domanda, AMD ha la soluzione definitiva. Se invece amate la libertà di aggiornare i vostri sistemi senza dover chiamare un fonde di Taiwan, meglio tenersi stretti i vecchi, gloriosi, flessibili GPU. Source: AMD acquires Taalas to boost inference performance by etching models in silicon

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Samsung Galaxy Z Fold 8: Finalmente un foldable che non sembra un esperimento di laboratorio

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

C’è un momento preciso in cui smetti di guardare le specifiche tecniche e inizi a chiederti se lo sviluppatore che ha progettato quel software abbia mai usato un vero smartphone nella sua vita. Per anni, il mondo dei pieghevoli è stato un campo di battaglia tra ‘estetica futuristica’ e ‘usabilità da incubo’. Ma sembra che Samsung abbia finalmente deciso di smetterla di giocare a fare la NASA e si sia concentrata su quello che conta davvero. La notizia che arriva da Gizmodo è quella che ogni appassionato di hardware custom e multitasking pesante voleva leggere: il nuovo Galaxy Z Fold 8 è, definizione lasciatela a loro, «il telefono più divertente degli ultimi tempi». E non lo dico perché sono stato pagato per scriverlo (per ora), ma perché dopo aver visto i limiti dei modelli precedenti, l’idea di un device che non ti faccia venire l’ansia ogni volta che lo apri in una stanza buia è una boccata d’aria fresca. Cosa è cambiato? Non è solo questione di pieghe meno visibili o di un modulo fotocamera che non trasforma il telefono in un mattone tattico. Il punto è l’esperienza d’uso. Il software sembra finalmente aver smesso di combattere contro l’hardware, permettendo quel tipo di workflow fluido che noi, che abbiamo sempre mille terminali aperti e script in esecuzione, bramiamo disperatamente. Non è solo un tablet in miniatura; è uno strumento che sembra capire che la produttività non è solo trascinare finestre, ma poterlo fare senza che il sistema crashi o che l’interfaccia si incastri in un loop di resize assurdo. Certo, restano i soliti dubbi che ci accompagnano sempre. Sappiamo tutti come funziona la faccenda: più il device diventa integrato e ‘magico’, più le pareti dell’ecosistema diventano alte e difficili da scalare. Non è una questione di leggi europee o regolamentazioni che non ci toccano, è proprio la filosofia del design: un oggetto così rifinito tende a volerti tenere stretto in un recinto dorato dove tutto funziona, ma tutto è predefinito. Però, ragazzi, se l’obiettivo era farci venire voglia di smettere di usare il nostro vecchio deck di Linux e passare a uno schermo che si piega, ci sono riusciti. Se la tecnologia finalmente smette di essere un ostacolo e diventa un piacere, allora forse il futuro non è così grigio come lo dipingono i bad trip cyberpunk. Source: Samsung Galaxy Z Fold 8 Review: The Most Fun Phone in Ages

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