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Hardware limit: Kelsey Pfendler ha appena dimostrato che il solo codice non basta

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Se la vostra idea di ‘avventura estrema’ consiste nel lottare contro un bug critico in produzione alle tre di notte mentre il cliente urla in Slack, preparatevi a sentirvi un po’ dei dilettanti. C’è chi lancia nuovi framework JavaScript che vengono deprecati dopo due settimane e chi, come Kelsey Pfendler, decide che il vero challenge non è ottimizzare un algoritmo di compressione, ma remare da sola attraverso l’immenso, imprevedibile e decisamente non-documentato Pacifico centrale. La nostra guida rafting del Grand Canyon ha appena completato una traversata epica dalla California alle Hawaii, arrivando a Honolulu su una barchetta di soli 21 piedi chiamata «Lily». Sì, avete letto bene. 21 piedi. Per chi non mastica i metraggi nautici, parlo di uno spazio vitale che farebbe sembrare un monolito microservizi un lussuoso attico in centro a Milano. Senza pacchetti di aggiornamento automatico, senza checkpoint di ripristino e, immagino, senza una connessione Wi-Fi stabile per controllare i subreddit. Solo lei, il mare e una quantità di fatica che nessun setup da gaming ultra-high-end potrà mai replicare. La notizia è arrivata dai radar americani (tipico, lo sappiamo, spesso queste imprese leggono come se fossero scritte in un log di errore di un sistema legacy), ma il valore della cosa è universale. In un mondo dove siamo tutti intrappolati in ecosistemi chiusi, dove ogni nostra mossa è tracciata, monitorata e sottomessa a licenze d’uso che non leggiamo mai, l’impresa di Kelsey è un reminder brutale di cosa significhi l’autonomia vera. Non è questione di avere l’ultimo gadget tech o l’automazione perfetta; è questione di capacità di navigare l’incertezza quando tutto il resto del sistema è offline. È stata una traversata di quasi un mese e mezzo. Un periodo di tempo in cui la sua unica interfaccia con il mondo era l’oceano. Mentre noi ci lamentiamo se la latenza della nostra fibra aumenta di 10ms, lei doveva gestire correnti, tempeste e l’isolamento totale. Non è una notizia che cambierà le leggi sull’GDPR in Europa o il prezzo dei microchip, ma è il genere di ‘input’ che serve per resettare la nostra percezione del limite. Se lei è riuscita a non affondare in un pezzo di legno e resina in mezzo al Pacifico, forse possiamo anche trovare il modo di far funzionare quel nostro script Python incasinato senza tirare giù tutto il server. Grande Kelsey. Il resto del mondo è solo rumore di fondo. Source: Female US rower completes historic solo journey from California to Hawaii

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Ghost of Tsushima diventa anime: l’espansione multiplatform che non ti aspetti

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Chi l’avrebbe mai detto che il destino di un samurai sarebbe stato scritto da un team di animatori invece che da un controller DualSense? Se avete passato le ultime ore a cercare di parare i colpi di un mongolo in Ghost of Tsushima, sapete bene quanto sia intensa l’atmosfera di quel gioco. Ma ora, sembra che la posta in gioco si sia alzata. Crunchyroll e Kamella Douga hanno deciso che la modalità co-op «Legends» merita un trattamento da vera produzione d’élite, trasformando l’esperienza multiplayer in una serie anime. Per chi non fosse aggiornato (e spero con convinzione), «Legends» è quella modalità dove ti ritrovi a combattere fianco a fianco con altri player per difendere territori e sopravvivere a ondate di nemici. L’idea di trasporre questo dinamismo in formato animato è, onestamente, una mossa geniale. Gli anime hanno quella capacità tutta loro di rendere l’azione iperbolica e visivamente sbalorditiva che si sposa perfettamente con lo stile artistico di Sucker Punch. Naturalmente, c’è chi potrebbe scuotere la testa dicendo: «Ma perché un anime e non un seguito del gioco?». E beh, facciamo un respiro profondo. Sappiamo tutti come funziona l’industria: i costi di sviluppo di un tripla A sono diventati folli e i risk-management dei big della tecnologia e dell’entertainment tendono a preferire espansioni di franchise già consolidati piuttosto che scommettere su nuovi IP. È lo stesso meccanismo che ci vede trovarci con mille remake e zero novità originali, ma se il risultato finale è un anime che cattura l’essenza del gioco, chi siamo per dire di no? In Italia, come al solito, ci troveremo probabilmente a discutere se la distribuzione su Crunchyroll sarà completa o se dovremo combattere con qualche strana limitazione geografica o sottoscrizione extra, ma finché il contenuto è di qualità, il problema è secondario. Speriamo solo che non sia il solito tentativo di spremere il midollo da un brand finché non diventa un guscio vuoto di marketing. Se invece riusciranno a trasmettere quel senso di onore, sangue e foglie di acero che rende Ghost of Tsushima un capolavoro, allora preparate i popcorn (e le scorte di ramen). Io, nel frattempo, vado a controllare se il mio setup è pronto per un marathon di animazione di alto livello. Restate sintonizzati, perché se la qualità sarà all’altezza del trailer, ci toccherà molto parlare di samurai nei prossimi mesi. Source: Oh, There’s the ‘Ghost of Tsushima: Legends’ Trailer

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