🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi
“title”: “Hy3: L’ennesima frontiera dell’AI che ci farà sognare (o tremare)”, “excerpt”: “Tencent ha appena svelato Hy3, il nuovo progetto di ricerca che promette di ridefinire le capacità dei modelli linguistici. Vediamo se è il vero salto di qualità che aspettiamo o solo l’ennesimo hype da conferenza.”, “content”: “Avete presente quel momento in cui guardate un film di fantascienza e pensate: «Sì, questa tecnologia è decisamente troppo avanti per noi, ma vorrei comunque averla nel mio server domestico»? Ecco, con l’annuncio di Hy3 da parte di Tencent, quel momento sta diventando pericolosamente reale.nnSiamo nel pieno di una corsa agli armamenti dell’intelligenza artificiale che non accenna a fermarsi. Mentre noi qui ci perdiamo in discussioni su quale distro Linux sia la migliore per compilarci il kernel della vita, i giganti del tech stanno spostando l’asticella verso territori che sembrano usciti da un episodio di Black Mirror. Hy3 è l’ultima release di ricerca che sta facendo parlare di sé su Hacker News, e non è solo il solito aggiornamento di parametri per far sembraendo più intelligente un chatbot.nnMa di cosa parliamo esattamente? Senza entrare nel complicato gergo accademico che serve solo a far sentire intelligenti i recruiter, Hy3 sembra puntare tutto su una capacità di ragionamento e una gestione dei compiti complessi che va ben oltre il semplice «predire la prossima parola». Stiamo parlando di un tentativo di rendere l’AI capace di una pianificazione strutturata, quasi fosse un vero agente autonomo capace di navigare problemi che richiedono logica multi-step.nnCerto, c’è sempre un ‘ma’. Sappiamo tutti come funziona il gioco: questi modelli vengono addestrati su dataset che, spesso, sono dei giardini recintati digitali. È un ecosistema chiuso, orchestrato da un colosso che non è esattamente noto per la sua filosofia open-source. Mentre noi sogniamo modelli che possiamo far girare su un cluster di Raspberry Pi o su una vecchia workstation con una RTX 3090, questi progetti tendono a rimanere confinati in cloud proprietari, pronti a chiederci i crediti della carta di credito prima di darci un accesso decente.nnInoltre, essendo una ricerca che arriva direttamente da Tencent, l’impatto immediato per noi che scriviamo codice in un garage in Italia o in un ufficio a Milano è limitato. È una notizia che riguarda il cuore pulsante della ricerca globale, ma che ci ricorda quanto sia distante la democratizzazione reale di queste tecnologie. Per ora, Hy3 è una promessa affascinante, un pezzo di codice che ci dice che il futuro sta arrivando velocissimo. Speriamo solo che, quando sarà pronto, non sia un sistema progettato solo per monitorare i nostri input, ma uno strumento che possiamo davvero smontare, capire e, soprattutto, possedere.”, “tags”: [ “Artificial Intelligence”, “Tencent”, “Machine Learning”, “Tech News”, “Future Tech” ], *image_prompt”: “A digital art illustration in a cyberpunk, glitch-art style. A glowing, abstract neural network structure shaped like a brain, composed of cascading lines of code and circuit patterns. Deep blues, electric purples, and neon cyan colors. The mood is mysterious and high-tech, with a sense of overwhelming complexity and digital intelligence. High contrast, cinematic lighting, 8k resolution.” } Source: Hy3
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🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi
Se pensate che il vostro setup server sia fragile perché dipende da un unico switch managed che non avete aggiornato da due anni, dovete assolutamente leggere quello che sta succedendo nelle stanze che contano a West Point. C’è un articolo recente su MWI che sta facendo discutere su Hacker News, e il tema è la logistica dell’esercito statunitense. In pratica, negli ultimi vent’anni, l’US Army ha seguito un mantra che noi nerd conosciamo fin troppo bene: l’ottimizzazione estrema. Hanno eliminato ogni spreco, ridotto le scorte al minimo indispensabile e costruito una catena di approvvigionamento che funziona come un orologio svizzero… ma solo se non succede nulla di imprevisto. Il problema è che questo modello è stato progettato per scenari «permissivi». Parliamo di zone dove le linee di rifornimento sono sicure, dove ci sono basi statiche protette e dove i contractor privati possono consegnare i pezzi di ricambio senza dover schivare droni o attacchi cyber. È un po’ come configurare un cluster Kubernetes in un ambiente super controllato, dove ogni nodo è prevedibile e i crash sono quasi impossibili. Funziona da Dio, finché non entra in gioco un fattore esterno imprevedibile. Ora, facciamo una piccola parentesi: siamo in Italia. Vedere parlare di strategie militari americane potrebbe farvi pensare: «E a me che me ne frega?». In realtà, la sostanza è universale. Il concetto di «glass backbone» (una spina dorsale di vetro, fragile e trasparente) descritto nel report è un monito su come l’eccesso di efficienza possa trasformarsi in un punto di fallimento unico. Quando tutto è interconnesso e ottimizzato per il costo minimo e il massimo throughput, basta un piccolo glitch nel sistema per far crollare l’intera infrastruttura. L’esercito si sta spostando verso operazioni in ambienti ostili, dove le linee di comunicazione e di rifornimento possono essere interrotte in qualsiasi momento. Se la vostra strategia di sopravvivenza dipende da un flusso costante di risorse che non possono subire ritardi, siete già morti, lo sapete e lo sappiamo. In sintesi: l’ossessione per il «just-in-time» e per la rimozione di ogni ridondanza ha creato un sistema che è un capolavoro di ingegneria… ma totalmente incapace di gestire il caos. È la lezione definitiva per chiunque gestisca infrastrutture critiche: la ridondanza non è uno spreco, è l’unico modo per evitare che il vostro sistema diventi un castello di carte pronto a esplodere al primo input non previsto. Source: The glass backbone: Why the Army's logistics will break in the next war
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