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Gachiakuta: perché vedere tutto andare in pezzi è l’unico modo per godersi il viaggio

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Avete presente quando un aggiornamento software rompe completamente la vostra configurazione perfetta, ma proprio in quel momento scoprite una nuova, incredibile possibilità di tweaking che non avevate mai considerato? Ecco, è esattamente lo stesso tipo di euforia che sta animando il team dietro Gachiakuta. In un’intervista recente uscita su Gizmodo, il regista Fumihiko Suganuma e il doppiatore di Rudo, Aoi Ichikawa, hanno fatto chiarezchi: il punto di svolta, il momento in cui l’anime diventa ‘peak’, non è quando tutto va per il verso giusto, ma quando il protagonista subisce la sua caduta più drastica. Per chi è rimasto fuori dal loop, Gachiakuta segue la storia di un ragazzo gettato in un mondo di rifiuti e scarti, un ‘abisso’ che è l’essenza stessa della serie. Per noi che siamo abituati a smontare hardware e a cercare l’eleganza nel recupero di componenti usati, l’idea di una narrazione che trae forza dal degrado e dalla perdita è quasi poetica. Non è la solita narrazione patinata da ‘hero’s journey’ preconfezionata che si mangia tutto il mercato, quella dove il buono vince perché è scritto nel codice sorgente del destino. Qui, il bello sta nel glitch, nell’errore, nel fallimento che diventa l’unica via per la sopravvivenza. Suganuma spiega che è proprio quel ‘fall from grace’ — quella caduta in disgrazia che destabilizza l’ordine stabilito — a dare la carica narrativa necessaria per trasformare una semplice storia shonen in qualcosa di viscerale. È un po’ come quando un sistema operativo chiuso e perfetto viene corrotto da un exploit: l’ordine svanisce, ma le nuove vulnerabilità aprono scenari di exploit e creatività infiniti. Non è una notizia che cambierà la vostra vita quotidiana tra un commit e l’altro, o che influenzerà le leggi sulla privacy in Italia, ma è un promemoria che vale per tutto: la perfezione è noiosa, è un loop infinito senza uscita. La vera magia accade quando le cose si rompono e dobbiamo ricostruire tutto da zero, usando solo quello che abbiamo trovato tra i detriti. Quindi, se cercate qualcosa che abbia meno pretese di un manuale d’istruzioni aziendale e più anima di un progetto DIY su GitHub, tenetevi questo titolo nel radar. La caduta di Rudo potrebbe essere l’upgrade che la vostra lista dei prossimi anime stava aspettando. Source: ‘Gachiakuta’ Star, Director Explain Why Its Hero’s Fall From Grace Is When the Anime Became Peak

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Pentagon vs Anthropic: Quando il Deep Learning incontra la Realpolitik

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Immaginate di stare cercando di debuggare un pezzo di codice critico mentre un ufficiale di alto rango vi guarda fisso negli occhi, pronto a staccare la spina se non rispondete esattamente come vuole lui. Ecco, questo è esattamente il clima che emerge dai documenti legali appena pubblicati riguardo lo scontro tra il Pentagono e Anthropic. Non parliamo di una banale disputa su un contratto di cloud computing o su qualche bug in un’API. Qui siamo nel territorio dove la tecnologia d’avanguardia incontra la geopolitica più cruda. I documenti mostrano una serie di scambi mail decisamente tesi tra l’ex executive di Uber (ora operativo per il Pentagono) e Dario Amodei, il boss di Anthropic. Il tema centrale? La direzione che la ricerca sull’IA dovrebbe prendere e chi, in ultima analisi, debba tenere le redini del modello. Per chi non fosse aggiornato, Anthropic è una di quelle realtà che punta tutto sulla ‘AI Safety’. L’idea è costruire modelli che siano meno ‘wild west’ e più controllabili. Ma quando il cliente principale è il Pentagono, il concetto di ‘sicurezza’ può diventare molto ambiguo. Da un lato hai la necessità di evitare scenari da fine del mondo alla Skynet, dall’altro hai una superpotenza che vuole assicurarsi che l’algoritmo risponda ai suoi interessi strategici. Quello che emerge è un classico esempio di scontro tra visione tecnica e necessità di controllo centralizzato. Vedere queste dinamiche è quasi istruttivo, se non fosse inquietante. È la dimostrazione di come, anche quando parliamo di modelli linguistici avanzati, il vero problema non sia solo quanti parametri ha il Transformer, ma chi possiede l’infrastruttura e chi decide i parametri di allineamento. Certo, siamo in Italia e spesso queste beghe tra Washington e la Silicon Valley sembrano far parte di un film di fantascienza che non ci riguarda direttamente. Ma non fatevi illusioni: quando i giganti del settore iniziano a negoziare i confini dell’etica e della sicurezza con i ministeri della difesa, le onde d’urto arriveranno anche da noi, sotto forma di nuove regolamentazioni o di standard tecnologici che decideranno cosa è ‘sicuro’ e cosa no. In breve: meno hype da conferenza stampa e molta più politica pesante. Se pensavate che l’IA fosse solo una questione di prompt engineering e dataset puliti, preparatevi, perché il gioco si sta facendo molto più sporco. Source: Read the Tense Emails Between the Pentagon (Former Uber Exec) and Anthropic (Dario Amodei)

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