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Si può giocare a Cyberpunk su un MacBook? La follia di far girare una RTX 4090 su macOS

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Avete presente quando comprate un pezzo di hardware potentissimo e pensate: «E se lo facessi girare su un sistema che non c’entra assolutamente nulla?» Ecco, qualcuno ha preso questa idea e l’ha portata all’estremo del possibile. Recentemente è emerso un esperimento tecnico che definire audace è un eufemismo. L’obiettivo? Far girare titoli pesanti e task complessi su un Mac, sfruttando la potenza bruta di una NVIDIA RTX 4090 collegata tramite un setup esterno. Non parliamo di un semplice dock Thunderbolt, ma di una vera e propria battaglia contro i limiti imposti da Apple, tra driver incompatibili, stratificazioni di virtualizzazione e tentativi disperati di far comunicare hardware che, per design, non dovrebbe nemmeno conoscersi. La tecnica utilizzata è un vero incubo ingegneristico. Si tratta di far girare una macchina virtuale che intercetta le chiamate, cercando di bypassare le restrizioni del kernel macOS per far parlare la GPU con il sistema. Il risultato? Un mix di prestazioni incredibili e instabilità cronica. Se da un lato vedere una GPU da migliaia di euro che spinge frame rate degni di una workstation professionale su un portatile Apple è pura poesia per i nerd, dall’altro il setup è un castello di carte che può crollare al minimo movimento del mouse. Per noi appassionati di hardware, questo tipo di ‘hacking’ è pura adrenalina. È la dimostrazione che, se si ha abbastanza pazienza (e un sacco di caffè), i muri che i produttori costruiscono attorno ai loro ecosistemi possono essere scavalcati. Certo, non è una soluzione pratica. Non è che domani mattina scatti la sveglia e decidi di giocare a un tripla A usando questo setup per andare a lavorare. È un esperimento, un atto di ribellione contro il concetto di ‘sistema chiuso’. Ma c’è un rovescio della medaglia. Far girare tutto questo significa scontrarsi con i limiti di banda del Thunderbolt, con la gestione della memoria e con quel terribile problema dei driver NVIDIA che Apple ha deciso di ignorare da anni. Il rischio di crash, la latenza e la complessità di configurazione rendono questo setup un incubo di manutenzione. È un divertimento per pochi, una sfida tecnica che ti tiene incollato allo schermo mentre aspetti che la macchina non esploda. In conclusione, questo esperimento ci ricorda che l’hardware non è mai veramente ‘chiuso’. Anche quando Apple ci dice che le cose devono andare in un certo modo, esiste sempre una via laterale, un driver modificato o un trick di virtualizzazione che può forzare la mano. È complicato, è inefficiente e probabilmente è un suicidio logico, ma è esattamente il motivo per cui amiamo l’informatica di basso livello. Source: RTX 5090 and M4 MacBook Air: Can It Game?

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BitLocker è diventato un optional: Windows 11 non è così blindato come diceva Microsoft

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Speriamo bene, perché il castello di carte che Microsoft chiama ‘sicurezza avanzata’ ha appena subito una rinfrescata decisamente non richiesta. Se pensavate che i vostri dati fossero al sicuro dietro il muro di BitLocker solo perché avete cliccato ‘Avanti’ durante l’installazione di Windows 11, beh, ho una brutta notizia per voi. È emerso un exploit zero-day capace di bypassare completamente le protezioni predefinite del sistema. E la cosa più frustrante? Nemmeno gli ingegneri di Microsoft hanno ancora capito esattamente come stia succedendo. Stanno ‘investigando’, che nel linguaggio corporate significa: ‘Speriamo che i ricercatori di sicurezza trovino la patch prima che qualcuno faccia un casino col serio’. Per noi che passiamo le ore a configurare server casalinghi, smanettare con i file system o semplicemente far girare script che non dovrebbero avere accesso a tutto, questa notizia è un classico esempio di perché non bisogna mai fidarsi ciecamente dei default dei vendor. BitLocker è uno strumento potente, ma quando lo lasci in modalità ‘automaticamente configurato’ dalle impostazioni di fabbrica, stai essenzialmente delegando la tua privacy a un algoritmo che, in questo momento, ha un buco enorme nel middle ware. Non è la prima volta che il marketing di Microsoft ci vende l’idea di una fortezza inespugnabile, per poi scoprirci che la porta principale è rimasta socchiusa perché qualcuno ha dimenticato di mettere il chiavistello. La vera domanda non è solo ‘come funziona l’exploit’, ma perché ci si affidi così tanto a una sicurezza che si rompe non appena qualcuno trova un modo creativo per aggirare il bootloader. Cosa significa per noi maker e smanettoni? Primo: smettetela di dare per scontato che il disco sia criptato ‘perché lo dice il sistema’. Se avete dati sensibili, progettate voi la vostra strategia di cifratura. Usate VeraCrypt, gestite le chiavi manualmente, fate le cose in modo che non dipendano da una patch di Windows che arriverà tra due settimane. Secondo: vedete questo exploit come un promemoria brutale. Se un sistema non è configurato con criterio da un umano che sa cosa sta facendo, è solo un giocattolo costoso pronto per essere smontato da chiunque abbia un briciolo di competenza. In breve: la fiducia è un lusso che non possiamo permetterci. Tenete i vostri kernel aggiornati, ma tenete i vostri dati ancora più sotto chiave. E se vedete Microsoft che lancia una nuova feature di ‘sicurezza totale’, fate un bel respiro e preparate il debugger. Source: Zero-day exploit completely defeats default Windows 11 BitLocker protections

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