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Digg torna dai morti (ma con un cervello artificiale che non avevamo chiesto)

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Chi di noi non ha passato notti insonni, tra un glitch in un progetto Arduino e una sessione di debugging su Godot, a scorrere link che sembravano usciti da un altro pianeta su Digg? Era l’epoca d’oro dell’aggregazione sociale, dove il valore era dato dalle persone e non da un algoritmo invisibile che cerca solo di tenerci incollati allo schermo. Eppure, come un vecchio hardware recuperato da un garage polveroso, Digg sta tentando un reboot. Ma non aspettatevi il ritorno della vecchia community di umani che votano i link con passione. La nuova versione si presenta sotto le spoglie di un ‘AI news outlet’. In pratica, hanno preso l’idea del vecchio aggregatore e l’hanno iniettata nel tritacarne dell’intelligenza artificiale generativa. La notizia, riportata da Gizmodo, ci dice che Digg sta cercando di reinventarsi sfruttando l’hype dell’AI per curare e presentare le notizie. Tradotto dal linguaggio corporate: non ci saranno più solo gli utenti a decidere cosa è rilevante, ma un modello linguistico che setaccia il web per noi. Un po’ come se avessimo preso un vecchio Commodore 64 e avessimo provato a farci girare un’istanza di GPT-4 tramite un emulatore scritto in Python. Dal mio punto di vista, questa è una mossa che sa di disperazione e di ‘hype-chasing’. Per noi che amiamo smanettare, analizzare i dati e capire la logica dietro un processo, l’idea di un aggregatore gestito da un’IA è un po’ frustrante. Dove finisce la serendipità? Dove finisce la scoperta casuale di un progetto hardware assurdo o di un nuovo plugin per Blender? Se l’algoritmo decide cosa è ‘notizia’, rischiamo di finire in una bolla di filtraggio ancora più stretta di quella che già viviamo, dove tutto è omologato e privo di quel caos creativo che rendeva il web un posto interessante. Certo, tecnicamente può essere una figata. Se l’IA è addestrata bene, potrebbe aiutarci a filtrare la montagna di spazzatura che è il web moderno, portandoci direttamente le news che contano per i nostri interessi nerd, senza dover scorrere thread infiniti di clickbait. Però, restiamo prudenti. Come quando compriamo un pezzo di hardware usato su eBay senza vedere foto reali, anche qui il rischio di trovarsi con un prodotto che sembra un aggregatore ma è solo un altro dispenser di contenuti preconfezionati è altissimo. Spero solo che in questo nuovo Digg ci sia ancora spazio per l’imprevisto, per l’errore umano e per quel contenuto ‘strano’ che nessuna IA saprebbe mai classificare come importante, ma che per noi maker e sviluppatori è pura linfa vitale. Source: Remember Digg? It’s Back, in AI News Outlet Form

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Linux sotto attacco: ancora un buco critico (e noi dobbiamo fare l’update)

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

C’è chi passa il tempo a cercare di far girare l’ultimo modello di IA locale su un hardware che urla pietà e chi, come noi, preferisce smanettare con i driver per far funzionare un vecchio CNC. Ma per chiunque abbia un terminale aperto, la notizia di oggi è quella che ti fa saltare il caffè di mano: Linux è stato colpito da una seconda vulnerabilità severa in appena due settimane. Sì, non è un refuso. Non è un glitch della matrice. È successo davvero. Mentre stavamo tutti tranquillamente a godercelci i vantaggi di un kernel open-source, qualcuno ha trovato un altro modo per scardinare le difese del sistema. Le patch per le versioni di produzione sono già in arrivo, e il messaggio dai manutentori è chiaro come il sole: installatele ‘pronto’. Per noi che viviamo di automazione, maker kit e server che gestiscono stampanti 3D o piccoli cluster di calcolo, questa non è solo una notizia da ‘tech news’. È un promemoria brutale che il software, per quanto robusto, è un organismo vivo e, purtro poco, vulnerabile. Quando parliamo di vulnerabilità ‘severe’, parliamo di gente che potrebbe potenzialmente ottenere privilegi di root senza troppi complimenti. E se la tua macchina CNC o il tuo server di gestione l’inventario decidono di rispondere a un comando non autorizzato, beh, i danni possono essere ben più che digitali. So cosa state pensando: «Ma sì, tanto uso solo la distro per lo sviluppo e non ho dati sensibili». Spoiler: lo dicono tutti, finché non vedono i propri file criptati o i propri script di automazione modificati da un estraneo. La sicurezza non è un lusso per i big tech, è la base per chiunque abbia il coraggio di costruire cose proprie. Quindi, ecco il piano d’azione: smettete di ignorare quel pop-up di aggiornamento che vi tormenta da ieri. Se state usando una versione stabile, verificate subito se le patch sono state rilasciate e applicatele. Non fate i tragici, non serve reinstallare tutto da zero, ma non fate nemmeno i pigri. In un mondo dove l’hype si concentra solo su quanto sia ‘magica’ l’IA, ricordiamoci che la vera magia (e la vera fatica) sta nel mantenere integri i sistemi che usiamo per creare il futuro. Andate a patchare e poi tornate pure ai vostri progetti su Godot o ai vostri esperimenti con la plastica riciclata. Ma fatelo in sicurezza. Source: Linux bitten by second severe vulnerability in as many weeks

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