Addio GitHub, un amore finito male (e con troppi outage)
Avete presente quando il vostro setup preferito inizia a comportarsi come un vecchio Commodore 64 con l’alimentatore che frigge? Ecco, GitHub per Mitchell Hashimoto è diventato esattamente questo. La notizia sta girando su Hacker News come un kernel panic in un loop infinito: Ghostty, il progetto che tutti amiamo (e che merita molto più di un terminale instabile), sta ufficialmente abbandonando GitHub. E non è un capriccio da developer viziato, ma una vera e propria fuga disperata. Mitchell non è un utente qualunque; è uno che su GitHub ci ha passato metà della sua vita, dai tempi di Vagrant a oggi. Ma la goccia che ha fatto traboccare il calderone è stata la serie di outage che hanno reso impossibile, letteralmente, lavorare. Immaginate di essere lì, nel pieno di una sessione di coding notturna, con il caffè ancora caldo e la voglia di pushare quel fix critico, per poi scoprire che GitHub Actions è andato in crash. Di nuovo. Ancora. Per ore. Il punto non è Git, che per definizione è distribuito (sì, lo so, ho già sentito le lamentele dei puristi nei commenti), ma l’ecosistema. Issues, Pull Request, Actions… tutta quella ‘comodità’ che GitHub ci vende come un paradiso cloud, ma che in realtà è una gabbia dorata fatta di dipendenze che possono saltare in qualsiasi momento. Quando la piattaforma non ti permette più di fare il tuo lavoro, non è più uno strumento, è un ostacolo. Per noi che amiamo smontare le cose, questa è una lezione fondamentale di sopravvivenza digitale. Siamo abituati a costruire macchine CNC, a modellare in Blender o a far girare motori grafici in Godot con la certezza che l’hardware risponda. Ma nel software, ci stiamo fidando troppo di un unico enorme monolite centralizzato. Il ‘vendor lock-in’ qui non è solo una parola da meeting aziendale, è un rischio reale che può bloccare la produzione di interi progetti open source. Cosa succederà ora? Ghostty ha un piano. Non scappano nel nulla, ma stanno cercando alternative, tra provider commerciali e soluzioni FOSS. Manterranno un mirror in sola lettura su GitHub, giusto per non lasciare i vecchi commit all’abbandono, ma l’anima del progetto si sposterà altrove. Questa mossa è un promemoria brutale: non lasciate mai che il vostro flusso di lavoro dipenda interamente da un unico punto di fallimento. Se un progetto importante come Ghostty può decidere di staccare la spina dopo 18 anni, dovremmo tutti iniziare a chiederci quanto è solida la nostra infrastruttoria. In bocca al lupo, Mitchell. Speriamo che la nuova casa sia meno problematica di questo caos. Source: Ghostty is leaving GitHub