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Qwen3.6-27B: Il nuovo piccolo mostro che scrive codice meglio di noi (forse)

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Smettetela di contare i parametri come se fossero i punti in un gioco arcade; quello che conta è quanto quel codice gira bene senza far esplodere la vostra GPU. Se pensavate che la corsa all’intelligenza artificiale fosse solo una competizione tra colossi per vedere chi riesce a occupare più VRAM possibile, preparatevi a ricalibrare i vostri setup. È appena uscito Qwen3.6-27B e, lasciatelo dire, non è la solita supercazzola da comunicato stampa. Siamo davanti a un modello ‘dense’ da 27 miliardi di parametri che punta dritto alla giugulare delle prestazioni, specialmente quando si parla di coding. Il succo della questione è questo: i team di Alibaba hanno sfornato un modello che, nonostante le dimensioni contenute (per gli standard dei LLM moderni), offre prestazioni di livello ‘flagship’. In parole povere? È come trovare un modulo Arduino che ha la potenza di un server rack. La capacità di scrittura del codice è dichiarata come di altissimo livello, e la cosa interessante è che non hai bisogno di una farm di H100 per farlo girare. È un modello che punta all’efficienza pura, capace di gestire task complessi senza chiederti un mutuo per l’hardware. Da smanettone che non vede l’ora di scaricare i pesi e testarli su una workstation che arranca, trovo questa notizia estremamente eccitante. Perché? Perché siamo nel pieno della rivoluzione ‘local-first’. Se un modello da 27B può competere con i giganti, significa che possiamo far girare assistenti di programmazione seriamente intelligenti direttamente sulla nostra macchina, senza dover mandare ogni singola riga di codice e ogni segreto del nostro progetto su un server proprietario in California. La privacy non è un optional, è il fondamento del nostro modo di lavorare. Immaginate di poter integrare questo mostriciattolo nel vostro workflow su Godot o per scrivere script Python che controllano la vostra CNC, tutto offline, tutto sotto il vostro controllo. Niente subscription monthly, niente ‘out of tokens’ proprio mentre stai risolvendo quel bug infernale alle tre di notte. Certo, restiamo con un piede in avanti: non dimentichiamoci che siamo ancora nell’ecosistema di un grande vendor. Ma se l’obiettivo è rendere l’AI accessibile, utilizzabile e ‘stabile’ su hardware che non costa quanto un garage, allora Qwen ha fatto un lavoro incredibile. Non è la soluzione magica per tutti i mali, ma è un pezzo di hardware (software, tecnicamente) che abbiamo bisogno per continuare a buildare, smontare e programmare senza restrizioni. Preparate i driver e pulite la cache, perché questo qui potrebbe diventare il nuovo compagno di nottate nel vostro terminale. Source: Qwen3.6-27B: Flagship-Level Coding in a 27B Dense Model

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Windows 9x Subsystem for Linux: Il ritorno dei dinosauri (ma questa volta è utile)

🇮🇹 · /root · Lamberto Tedaldi

Se la vostra idea di ‘modernità’ è limitata agli ultimi aggiornamentie di Windows che rallentano tutto quello che toccano, preparatevi a una botta di nostalgia tecnica molto intensa. È emersa una notizia che ha fatto saltare sulla sedia i puristi del retrocomputing e gli smanettoni che ancora collezionano vecchi hardware per far girare emulatori o progetti di automazione industriale legacy. Pare che sia stato sviluppato un «Windows 9x Subsystem for Linux». Sì, avete letto bene. Un sottosistema Linux progettato per girare su architetture che una volta erano il top della gamma e che oggi usiamo solo per far girare le vecchie macchine arcade o per ricordarci quanto fossimo felici prima dell’era del cloud e della telemetria selvaggia. Per chi non fosse aggiornato (o fosse troppo impegnato a compilare un kernel custom per un Raspberry Pi), l’idea è quella di portare l’ambiente Linux dentro il mondo di Windows 95/98/Me. Non parlatemi di WSL2 moderno, parlo di qualcosa di molto più primitivo, grezzo e, osate dire, affascinante. È un ponte tra due ere tecnologiche che non dovrebbero nemmeno conoscersi. Da smanettone, la prima reazione è stata: «Ma che state combinando?». È una follia tecnica che sfida ogni logica di ottimizzazione moderna. Eppure, c’è qualcosa di profondamente soddisfacente nell’idea di poter far girare tool moderni o script bash su un sistema operativo che ha visto la nascita di Internet. È come montare un motore Tesla su una vecchia Panda: non ha senso, è inefficiente, ma ti fa venire voglia di schiacciarlo al massimo per vedere cosa succede. Cosa significa concretamente per noi che amiamo il makerismo? Se riuscissimo a far girare piccoli tool di controllo o interfacce di automazione basate su Linux su hardware legacy tramite questo subsystem, potremmo dare nuova vita a vecchie postazioni di lavoro o macchine CNC che girano ancora su sistemi DOS/Windows obsoleti senza dover riscrivere tutto il software da zero. È una boccata d’ossigeno per chi fa recupero hardware e non vuole rinunciare alla potenza del terminale Linux. Certo, non aspettatevi che sia la prossima rivoluzione industriale. È un esperimento, un pezzo di artigianato software che profuma di hacking puro. Non c’è marketing dietro, non c’è una roadmap aziendale che promette di integrarci tutto nel cloud per spulciarci i dati. C’è solo codice che cerca di far convivere due mondi incompatibili. In un mondo dove i big tech cercano di chiuderti in ecosistemi sempre più rigidi e controllati, vedere gente che si diverte a creare ponti tra l’archeologia informatica e il presente è l’unica cosa che ci tiene ancora svegli la notte tra un glitch in Blender e una stampa 3D fallita. Source: Windows 9x Subsystem for Linux

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