🇮🇹 · MediaLab
In questi mesi abbiamo dovuto lavorare molto di più: sembra buffo, visto che eravamo a casa. Nel frattempo tante cose sono successe su internet e, con l'avvicinarsi di un "dopo" incerto, vorremmo dire la nostra sperando che queste riflessioni servano ad aprire una discussione. O almeno chiarire un poco alcune vicende fondamentali di queste lunghe giornate. Se c'è qualcosa che l'hacking ci ha insegnato è che la tecnologia è un terreno di dominio e come tale va scardinato. Oggi la soluzione tecnica viene sbandierata come panacea, semplice, accessibile, ma è pura propaganda. La tecnica asservita al potere economico e politico sembra avere il diritto di parlare di tutto, proponendo soluzioni che vanno dalla sanità, alla formazione, alla gestione dei flussi di persone, ma parla sempre da una posizione disincarnata, senza l'esperienza diretta delle problematiche e delle risorse fondamentali da preservare. Questo tipo di approccio alla tecnica è per noi tossico e l'hacking continuerà a voler sollevare queste contraddizioni con i suoi strumenti. La premessa Le istituzioni hanno scelto di avere fin da subito un atteggiamento paternalista, con l'obiettivo di scaricare il pesante impatto del virus sulla "popolazione indisciplinata" che non rispetta i dettami della quarantena. Come se la limitatissima capacità di intervento non fosse dovuta alle condizioni critiche della sanità pubblica, stremata da anni di tagli, aziendalizzazioni su base regionale, privatizzazioni, accorpamenti e scelte sbagliate. Invece di assumersi le responsabilità di una strategia che ha privilegiato i grandi centri nevralgici ospedalieri (grandi centri che da soli sotto pressione non avrebbero retto) a discapito di una sanità diffusa sul territorio, nelle comunicazioni ufficiali abbiamo assistito sgomenti all'elezione quotidiana di nemici pubblici, inviduati in categorie finora impensabili: il runner, il genitore con passeggino, il ciclista. Si sono lasciate sole le persone anziane nelle RSA o nelle loro case, incrociando le dita perché non si presentassero negli ospedali, nascoste sotto a un grande tappeto mentre il problema del contenimento del virus veniva trasformato, con atteggiamento ottuso e punitivo, nel contenimento/isolamento della popolazione. In cima a tutto questo spesso si è preferito dar seguito alla volontà di confindustria e di molte aziende di tenere aperti i luoghi di lavoro a tutti i costi, senza procedure di protezione verificate ed efficaci, sviando l'attenzione grazie ad un'insostenibile retorica di guerra (il personale medico-sanitario come "eroi in prima linea") a giustificazione dell'esistenza della carne da cannone in corsia e nelle fabbriche così come in trincea. Il costo del sacrificio è caduto sulle persone più vulnerabili. Tecno-buzzword e Covid-19 La prassi sanitaria è stata opportunamente confusa con la norma legislativa, attivando spesso un completo nonsense. Si è operato uno spostamento del problema: dal contenimento del virus si è passati ad un sistema di infrazioni da sanzionare, traslando così l'attenzione su quest'ultimo (il runner come arma di distrazione di massa). Di nuovo, si prende un problema complesso e lo si riduce a uno collegato, ma più semplice, illudendosi e lasciando intendere che il secondo sia equivalente e risolva il primo. Si fa strada il sillogismo per cui contrastare il virus significa sorvegliare le persone che zuzzurellano in qua e in là. A questo si aggiunge la più classica politica delle buzzword (parole tecniche, usate spesso in modo improprio per impressionare/influenzare chi ascolta con termini "alla moda"). Ci troviamo di fronte a un proliferare di "tecno-buzzword": buzzword che presentano strumenti tecnologici come panacea di tutti i mali. Questa è una forma di tecno-soluzionismo che non risolve realmente i problemi e apre a una serie di ulteriori contraddizioni e criticitá. Tecno-buzzword 1: drone Prendiamo un esempio: i droni. L'Enac ha dovuto effettuare una serie di concessioni sull'utilizzo di questi giocattolini, perché i sindaci italiani più "smart" avevano iniziato ad autorizzarne l'uso in autonomia. L'ente ministeriale ha dunque in fretta e furia liberato l'uso di droni nei controlli legati alle ordinanze covid, prima fino al 3 aprile, poi nella paranoia generalizzata dell'apocalittico weekend di pasquetta, l'ha rinnovata fino al 18 maggio. L'utilizzo propagandistico, per quanto inquietante, di questi oggetti volanti è chiaro: l'autorizzazione prevede la presenza di chi pilota sul posto, non in remoto, e la guida a linea di vista; i droni possono solo segnalare la presenza di persone da controllare, il materiale video registrato deve essere rimosso dopo il controllo e le infrazioni contestate sul momento. I controlli con droni sono stati effettuati in luoghi semi deserti, fluviali o marittimi. A conti fatti sembra più un divertissement per non annoiarsi in quarantena, visto che praticamente un vigile con un binocolo da 20 euro avrebbe avuto lo stesso effetto. Il salto di qualità avverrebbe con la guida da remoto e la registrazione ed elaborazione automatica delle immagini. Ricordiamocelo bene e non lasciamoci distrarre quando inevitabilmente qualcuno cercherà di far passare inosservato qualche "temporaneo aggiustamento alla normativa", magari per far fronte ad un'altra "emergenza". Attualmente però i droni funzionano solo da generico spauracchio, utile a terrorizzare le persone, o da spot per sindaci sceriffi col pallino dell'innovazione in cerca di visibilità e consenso. Tecno-buzzword 2: app di tracciamento contatti Altro esempio: la app per tracciare i contatti. Non ci sembra interessante disquisire se il tracciamento avvenga con la collaborazione degli operatori telefonici, o come sembra essere stato scelto, con il bluetooth e le app sviluppate da google ed apple. La pre-condizione per questa fantomatica fase due è il ripristino di una sanità pubblica di prossimità, colpevomente smantellata da scelte di governo bipartisan e risorsa imprescindibile per contenere la pandemia. Servono assunzioni, formazione, presìdi medici diffusi sui territori, capacità di analisi: eppure non se ne sente parlare. Se non ci sono abbastanza laboratori d'analisi per fare un tampone a una persona con la polmonite, se non c'è nessuna persona in grado di andarglielo a fare a casa, se non ci si prende cura delle persone capillarmente, a poco serviranno uno smartphone e una app. Al massimo una app segnerebbe un numeretto, ma a leggere quel numeretto poi chi ci sarebbe? Più chiaramente: è come costruire una casa a partire dalla porta, rifinirla di tutto punto con gli intarsi e lo spioncino a fotocamera, e poi chiamare tutti e dire: "Ecco qui: la porta è fatta secondo standard europei, è molto innovativa e rispettosissima della vostra privacy". È normale che poi ti si chieda: "Ok, ma c'è solo la porta. La casa dov'è?" La app trasla ancora il problema da una cosa difficile a una facile: in due settimane la app la fai. Poi, tossendo, la apri sul cellulare e scopri che non ha proprietà curative. Affrontare il discorso in termini di privacy e di tecnologie, è esattamente il terreno su cui ci vogliono portare, per attuare il giochino dello spostamento del problema e puntarci contro un'altra ennesima grande arma di distrazione di massa. Non ci sono dubbi: preservare l'intimità digitale e la privacy è uno dei campi di lotta di quest'epoca, il problema del controllo è connaturato al sistema in cui viviamo e la raccolta massiva di dati è uno degli elementi fondamentali su cui si basano abusi e repressione. Immediatamente però, alle attuali condizioni e per contrastare la diffusione del virus qui e ora, un'app è semplicemente inutile e chi utilizza le buzzword app o innovazione sta colpevolmente contribuendo a sviare l'attenzione da quelle che sono le reali problematiche e a deresponsabilizzare chi ha realmente causato questa catastrofe sanitaria. Tecno-buzzword 3: DAD - didattica a distanza La didattica, nell'impossibilità di utilizzare piattaforme pubbliche, si è frastagliata in mille rivoli e strumenti, pesando sulla buona volontà, intraprendenza e connessione del corpo docente che, lasciato alla propria iniziativa individuale, si getta a spegnere l'incendio che divampa grazie al vuoto sociale. Navigando tra un google, zoom, teams, whatsapp, skype, facebook, youtube, nella consapevolezza che l'esperienza didattica non sia riducibile esclusivamente all'erogazione di contenuti. Al netto di tutti i ragionamenti vi è la (banale?) constatazione che la didattica a distanza non può essere sostitutiva e considerata equivalente della didattica in presenza, sopratutto per la fascia di età 6-18 e che il motivo per cui è stata imposta sono le carenze strutturali delle scuole che, disorganizzate e sovraffollate, non permettono la didattica in aula opportunamente distanziati. Quindi si torna di nuovo alla questione principale: i problemi materiali si spostano nel digitale, ma il digitale non può risolverli. La scuola, nel vuoto del pensiero e delle risorse strategiche, è stata di fatto consegnata in toto alle grosse piattaforme commerciali. Ancora una volta, il meccanismo è il solito: di fronte a una scuola trasformata in azienda, svilita, dove mancano i soldi anche per il sapone, che andrebbe ripensata e riorganizzata con affetto, ci si affida al presunto potere taumaturgico della tecnologia. Non si può pensare che questa scelta non avrà ripercussioni sul futuro. Né si può pensare che sia una scelta ovvia ed automatica, con buona pace di tutti i discorsi sul free software nella pubblica amministrazione, che si fanno da praticamente 20 anni. Salvo poi scoprire che la tecnologia non è così accessibile, ma è invece ulteriore fonte di diseguaglianza sociale. Perchè possiamo fare finta che non sia vero che molte persone facciano teledidattica con i giga del proprio cellulare, che il territorio italiano sia fatto di paesini sperduti e nient'affatto connessi, che sfavillanti e velocissimi computer non siano affatto in ogni casa, però, per l'appunto, stiamo facendo finta. Quella che era già una tendenza problematica (una scuola fatta di didattica frontale e di valutazioni basate sulla quantificazione) rischia ora di diventare la norma perché "siamo in emergenza". L'emergenza di oggi porta al pettine i nodi problematici della società che abitiamo. Lo stato di crisi è strutturale e rende evidenti vulnerabilità preesistenti che non si possono risolvere normando l'emergenza ma solo in un processo di profondo cambiamento. Una tecno-buzzword non ci salverà Amiamo gli enigmi e non ci spaventano le complessità dei problemi. Quello che temiamo sono le false piste e gli specchietti per le allodole. Ciò che stiamo vedendo, e subendo, in questi giorni, non è altro che l'esasperata manifestazione di una serie di nodi che vengono al pettine e nessuna bacchetta magica smart basterà a scioglierli. Quando la politica parla di tecnologia, spesso lo fa per sviare l'attenzione dalle ingiustizie e problematiche sociali a cui ci chiede di rassegnarci. Consapevoli che ogni piccolo spazio di libertà sacrificato non verrà restituito ma dovrà essere duramente riconquistato, quando la parola chiave è "emergenza" è ancora piu' importante svelare i meccanismi nascosti e leggere oltre la propaganda. Dobbiamo mantenere la concentrazione, scrollarci di dosso il ruolo di gregge e ritrovare quello di comunità pensante, ricordarci ogni buzzword che è stata utilizzata sulla nostra pelle, scartarla e continuare a guardare dritto davanti, al cuore del problema. Av.A.Na. Avvisi Ai Naviganti Ifdo Hacklab fiorentino HacklabBo underscore hacklab Unit hacklab Associazione Culturale "Verde Binario" Freaknet Medialab Poetry Hacklab MSAck Hacklab Fablab Genova ChthuluLab Milano altre individualità hacker e cyberpunk
🇹🇷 · Dijital Çağ Atölyesi · admin
Tinkercad #TinkerTogether Tasarım Yarışması: Bir Uzay Gemisi İnşaa Et! Değerli Ebeveynler, 2020 yılının ilk üç ayı dünya için de ülkemiz için de kötü geçti. Deprem, salgın hastalık, savaş, kıyımlar, yok edilenler, yerlerinden edilenler, yerle bir olan kentler, evler, hayatlar… Bütün bu yaşananlardan sonra hiçbir şey olmamış gibi değil, her şeyin farkında olarak devam etmek gerektiğine inanıyoruz. Bu kadar fazla hayat o ya da bu şekilde tehdit altındayken ve aslında bir arada olmanın, birlikte üretmenin, araştırmanın, sorgulamanın öneminin, değerinin azalmadığını, bilakis arttığını biliyoruz. Bunun en güzel örneklerinden biri bizim de destekçisi olduğumuz “3 Boyutlu Destek” inisiyatifidir. 3 Boyutlu Destek, 19 Mart 2020 tarihinde bir grup genç Maker’ın (üreticinin) sağlık çalışanlarının yüz siperliği ihtiyacına yönelik Türkiye’deki 3 boyutlu yazıcı sahiplerine Twitter üzerinden yaptığı açık çağrı ile başlayan gönüllü bir üretim hareketidir. 1 hafta içerisinde 81 ilden 2250’den fazla kişi/kurumun dahil olduğu 3 Boyutlu Destek hareketine kayıtlı 3 boyutlu yazıcı sayısı 3500 adedi geçmiştir. Tamamen gönüllü ekibin ürettiği 15.000’den fazla siperlik 300’den fazla kuruma ulaştırılmıştır. Atölyemizde de işlediğimiz, gelecekteki önemine vurgu yaptığımız ve öğrencilerimize öğrettiğimiz en önemli konulardan biridir “3 Boyutlu Tasarım”. Bu konunun bu kadar yakın bir gelecekte yaşam için bu denli önemli olması, üzerine tekrar çalışmamızı gerektirir diye düşünüyoruz. Bu sebeple atölyemizde 3 Boyutlu Tasarımlar oluşturduğumuz online platform olan Tinkercad’e öğrencilerimizle birlikte dönüş yapmak istiyoruz. Basitliği ve kullanım kolaylığıyla bilinen, bir web tarayıcısında çalışan dünyanın en büyük ücretsiz, çevrimiçi bir 3D modelleme programı olan Tinkercad’ın başlattığı haftalık challenge (meydan okumalardan) ilki; bir uzay gemisi inşaa etmek üzerine. Gelin öğrencilerimizin de dahil olacağı bu yarışmaya yakından bakalım; Tinkercad Tasarım Yarışması: Bir Uzay Gemisi İnşaa Et! “Tinkercad’de haftalık tasarım yarışmalarına ev sahipliği yapmaya başlayacağız. İlk göreviniz nedir? Tinkercad platformu üzerinde yapacağınız orijinal uzay gemilerini, roket gemilerini, UFO’ları veya insanlı uzay araçlarını görmek istiyoruz. Katılmak ister misin? 1)Bilgisayarınızdan Tinkercad’e girin ve sağ üstteki giriş yap butonuna tıklayın. 2)Sizin için hazır girişleri yapılmış hesaplara ait e-mail ve şifrelere aşağıdaki listeden ulaşabilirsiniz. 3)Tinkercad’de yeni (kopya olmayan) bir uzay gemisi tasarlayın. Hayal gücünüzü serbest bırakın! 4)Tasarımınızı yukarıdaki videoda gösterildiği gibi #TinkerTogether ve #DijitalCagAtolyesi etiketi ile paylaşın. 5)Tasarımınızın gizliliğini yukarıdaki videodaki gibi “Genel” yapın. 6)Instagram veya Twitter kullanıyorsanız tasarımlarınızı #TinkerTogether ve #DijitalCagAtolyesi etiketi ile paylaşın. Tinkercad ekibi favorilerini önümüzdeki pazartesiye kadar seçecektir bu sebeple tasarımlarınızı tekrar kontrol edin! Biraz ilham isterseniz galerideki uzay gemilerden birkaçına göz atabilirisiniz!” 6 Nisan pazartesi günü sonlanacak ve her hafta pazartesi günü yeni bir konuyla tekrar başlayacak bu haftalık 3 boyutlu tasarım etkinliği için biz de öğrencilerimizin tasarımlarını kontrol ediyor olacağız. Etkinlikle ilgili ve diğer konularda öğrencilerimizin aklına takılan her türlü soruyu sorabilecekleri irtibat kanallarımız açıktır. Atölyemize döneceğimiz ve birlikte üretime yeniden başlayacağımız güzel günlerin özlemiyle herkese sağlıklı bir nisan ayı dileriz. . . . #TinkerCad #TinkerTogether #3Ddesign #kolektifüretimhareketi #makerhareketi #3dprinter #üçboyutluyazıcı #3boyutluyazici #MakerSpace #makerkids #makersankara #covid19 #coronathon #destek #3ddesign #3dtasarım #kodlama #turkey #printer #3d #threed #makersgonnamake #acil #3boyutluyazıcı #filament #plafilament TinkerCad Tasarım Yarışması: Bir Uzay Gemisi İnşaa Et! yazısı ilk önce Dijital Çağ Atölyesi © üzerinde ortaya çıktı.
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